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Giancarlo Baronti
Storie funeste
Prudenza Anconitana e Marzia Basile. Francesco Novati e Benedetto Croce.
Settori disciplinari:
M_DEA_01


Isbn: 978-88-6074-602-3
Pagine: 386
Anno di pubblicazione: 2013
Collana: Saggi di etnologia, antropologia, tradizioni popolari

Il saggio si occupa prevalentemente di lamenti e di storie, di vecchi e da tempo dimenticati componimenti di cantastorie, ma anche, sia pur marginalmente, di avvenimenti più attuali e cogenti che riguardano il destino della ricerca antropologica in Italia. Prendendo spunto dalle vicende di due viricide, Prudenza Anconitana (1549) e Marzia Basile (1603 ) e dai due componimenti di “letteratura di piazza” che le hanno viste tragiche protagoniste, si ripercorrono puntualmente le secolari vicende editoriali dei due testi attraverso i numerosi testimoni rintracciati. Per una strana coincidenza che sa di destino il primo componimento, un lamento in terza rima, è stato oggetto di interesse e di studio da parte di Francesco Novati mentre il secondo, una storia in ottava rima, ha costituito l’argomento di un breve saggio di Benedetto Croce.

La constatazione della profonda diversità esistente e facilmente riscontrabile tra i due approcci, ha indotto a una riflessione sull’effetto negativo che ha rappresentato l’egemonia dell’idealismo crociano, nel nostro Paese nella prima metà del secolo scorso, non solo sul radicamento e l’esistenza stessa delle scienze socio-antropologiche ma, in questo specifico caso, soprattutto sulla possibilità di portare a termine con successo quel lavoro di raccolta e di studio dei testi a stampa di “letteratura di piazza”, iniziato e promosso da Francesco Novati. Si è così forse definitivamente preclusa la prospettiva di documentare pienamente quel vasto fenomeno culturale che per molti secoli ha condotto quotidianamente nelle piazze numerosi cantastorie e ancor più “innumerevole popolo” ansioso di assistere alle loro performances. Novati aveva, infatti, compreso l’importanza di ricercare quei brevi testi a stampa che, comunque, nella loro indubbia consistenza numerica testimoniavano di una imponente e variegata attività editoriale “minore”e di un profondo complesso di circolazione culturale: la loro individuazione e il loro studio avrebbero già da tempo consentito di indagare con certezza e solidità di riferimenti, i complessi processi di circolazione culturale tra tradizione scritta e tradizione orale e le forme e le strutture della mediazione e della opposizione sociale, culturale e linguistica tra le classi sociali nel nostro paese dalla fine del XV a tutto il XIX secolo.

Informazioni sull'autore
Giancarlo Baronti è docente di discipline antropologiche nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università degli Studi di Perugia. Si è occupato dell’analisi dei processi culturali connessi alle dinamiche del controllo sociale e della criminalità e della documentazione delle tradizioni popolari umbre, in modo particolare, delle pratiche alimentari, delle tradizioni magico-religiose e degli aspetti subalterni del culto dei santi. Ha provveduto alla catalogazione e alla schedatura informatica della collezione di amuleti raccolta da Giuseppe Bellucci e ha curato l’allestimento dell’esposizione permanente degli oltre duemila oggetti di provenienza italiana e di interesse demologico che costituiscono la parte più rilevante della collezione. Fra le pubblicazioni si segnalano Coltelli d’Italia (1986), La morte in piazza (2000), Il buon uso dei santi (2005).

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