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Giancarlo Baronti
Margini di sicurezza. L'ideologia folclorica della morte in Umbria
Tomo I - Tomo II - Tomo III
Settori disciplinari:
M_DEA_01


Isbn: 9788860747785
Pagine: 1300
Anno di pubblicazione: 2016
Collana: ITACA - Itinerari di antropologia culturale

In ogni piccolo mondo vitale, il controllo sociale della morte impegna ingenti capitali sociali e culturali. Ogni qual volta muore un individuo, i riti e le ideologie funerarie si attivano per difendere la stabilità sociale, per rintuzzare quelle cieche forze inerziali della natura, che hanno fatto ancora una volta la loro vistosa e virulenta irruzione nella comunità.

Chi “parte” obbliga il proprio gruppo sociale ad attraversare una crisi che il rito ha la funzione di regolare e di mantenere all’interno di binari culturalmente prefissati: la morte deve essere tenuta sotto controllo mediante il ricorso a predisposti e ben collaudati istituti sociali e protocolli rituali. La loro capacità di drammatizzazione, all’interno del circoscritto contesto cerimoniale, riesce a trasferire il lacerante dramma reale, l’hic et nunc rappresentato dalla inesorabile incombenza del cadavere, su di un piano completamente culturalizzato in cui la società, qualsiasi società umana, mediante il continuo processo di erosione dell’assolutezza delle leggi della natura, sembra acquisire un incontrastato potere su tutto ciò che riguarda la sopravvivenza degli individui e dei gruppi.
L’indagine etnografica ha permesso di rilevare, anche per il mondo rurale subalterno umbro, un quadro complessivo caratterizzato da numerose pratiche culturali e da importanti istituti sociali connessi alla morte, che questo lavoro vuole restituire in tutta la loro ricchezza e complessità.

Informazioni sull'autore
Giancarlo Baronti è docente di discipline antropologiche nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università degli Studi di Perugia. Si è occupato dell’analisi dei processi culturali connessi alle dinamiche del controllo sociale e della criminalità e della documentazione delle tradizioni popolari umbre, in modo particolare, delle pratiche alimentari, delle tradizioni magico-religiose e degli aspetti subalterni del culto dei santi. Ha provveduto alla catalogazione e alla schedatura informatica della collezione di amuleti raccolta da Giuseppe Bellucci e ha curato l’allestimento dell’esposizione permanente degli oltre duemila oggetti di provenienza italiana e di interesse demologico che costituiscono la parte più rilevante della collezione. Fra le pubblicazioni si segnalano Coltelli d’Italia (1986), La morte in piazza (2000), Il buon uso dei santi (2005).

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